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L’età delle bugie: una recente ricerca ci impone nuove riflessioni. «I piccoli mentono per farsi notare: meglio evitare le punizioni», dicono gli esperti. «Crescendo, lo fanno per non sentirsi inferiori. Non lasciamoli soli»

Francesco Vicario
Gente – N.27 – 3 luglio 2012 Pag. 68 Pinocchio ha fatto scuola.
E pensare che abbiamo passato anni a raccontare ai bimbi che naso lungo e  gambe corte non portano da nessuna parte. Onestà e verità, sempre e comunque. Macché, fiato sprecato. Rassegniamoci: a guardare i risultati di una ricerca dell’Università McGill di Montreal, Canada, i piccoli che già a 3 anni mostrano una spiccata propensione alla bugia sono il 33 per cento. Mentre i genitori predicano bene ma razzolano malaccio: più i figli crescono, meno sono capaci di capire se hanno di fronte un “fedifrago professionista”. Per esempio, le marachelle dei bimbi tra 9 e 11 anni vengono scoperte da mamma e papa solo nel 25 per cento dei casi. Doppia faccia, la chiamiamo. Dobbiamo preoccuparci? «Non esageriamo. Nella tenera età e fino a 5 anni, i piccoli raccontano mini fandonie per evitare rimproveri e punizioni», spiega Anna Oliverio Ferraris, psicologa dello sviluppo a La Sapienza di Roma. «E poi vogliono darsi importanza per sentirsi più a proprio agio nel confronto con gli adulti. La bugia fa parte integrante del loro bagaglio comunicativo. Un gioco, insomma». Senza contare che almeno un aspetto positivo c’è. «Le bugie “buone” manifestano una spiccata intelligenza del bambino, dimostrano creatività. E poi quelle storie che non stanno in piedi reclamano indulgenza. Il classico caso è la vaschetta del gelato vuota, i baffi di cioccolato e il candido rifiuto dell’evidenza: “Non sono stato io”». Alzare la voce non serve. «Anzi, reagire a queste piccole malefatte con la punizione può essere controproducente. Bisogna, però, essere risoluti nel dimostrare che i genitori non sono creduloni. Basta un’occhiata, oppure una domanda formulata simpaticamente: “Mi stai dicendo la verità o una verità-bugia?”. Smantellare il sistema di protezione che con le frottole il bambino si è costruito tende a metterlo con le spalle al muro, mentre dobbiamo sempre rassicurarli sul fatto che esiste una rete intorno a loro». Certo, la tendenza a inventare ha una sua culla: la famiglia. «La predisposizione alla bugia nasce in casa: se il bimbo si accorge che i genitori ne fanno uso nell’ambito della loro vita sociale cercano di emularli». Ma come si argina questo fenomeno? «Anzitutto mamma e papa devono evitare le reticenze, cercare di dare risposte verosimili a qualunque curiosità dei piccoli. Pensiamo alla fase delle domande incessanti: “Mamma, perché si muore? Come nascono i bambini? Perché ci si ammala?”. Dare risposte vere, benché semplici da comprendere, è fondamentale; e poi, evitare gli interrogatori serrati. E va protetta sempre l’autostima del piccolo. In età prescolare, la bugia è un richiamo all’attenzione. A volte è sufficiente impartire un piccolo incarico domestico al bimbo per fargli capire che la sua presenza in casa è importante». Diversa la questione nella fase successiva della crescita, quella in cui la tendenza a raccontare bugie può diventare norma. «Tra 7 e 11 anni le frottole sono contestualizzate nell’ambiente scolastico. E la menzogna si confonde con la reticenza sul votaccio, per esempio», interviene Massimo Molteni, responsabile del raggruppamento di Psicopatologia dell’Istituto scientifico Medea – La nostra famiglia di Bosisio Parini (Lecco). «Questo avviene quando il ragazzino si rende conto di essere circondato da una soglia di aspettative troppo alta rispetto alle sue attitudini. E anche il concetto di merito, di cui tanto si parla tra i banchi, ha un effetto fuorviante. Significa premiare chi arriva primo, sempre e comunque. Il secondo non merita rispetto. E allora il confronto con gli altri e con i genitori viene mascherato». E se il disagio non è affrontato da subito, «con il dialogo e la comprensione», prosegue Molteni, «lo I stato di inadeguatezza si può allargare ad altri ambiti. La vergogna per i genitori, inventarsi di avere disponibilità economiche da nababbo, sono classici esempi, a seconda dell’ambiente frequentato». Se la menzogna è reiterata, vuoi dire che il disagio è profondo. «Un conto è giocare con la fantasia, altro discorso è costruire una sorta di identità parallela. Ma non ha senso demolire con un soffio il castello di carte che il ragazzino si è costruito per proteggersi dall’esterno, bisogna agire con pacatezza. Anche se le conseguenze, nella prospettiva del cammino per diventare adulto, possono anche essere deleterie. «Chi si costruisce una identità fantoccio, se spiazzato può reagire anche violentemente. O, peggio, finire per fare ricorso agli stupefacenti, anche se stiamo parlando di estremizzazioni». Meglio quindi farlo ragionare sulla realtà, «in un clima d’amore». Poi c’è la fase dell’adolescenza, quella più difficile. «Giusto vigilare, ma cerchiamo il patto condiviso. Vai a cena da un’amica e poi ti fermi a dormire lì? Bene, allora chiamiamo insieme la sua famiglia. Lo stato di polizia serve a poco. Gli adolescenti reclamano la privacy». Che va misurata, sorvegliata. Ma rispettata.
Piattaforma Infanzia
Fonte di provenienza dell’articolo
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Commenti su: "Bimbi – Pinocchio già a 3 anni –" (1)

  1. uras ha detto:

    A proposito di Pinocchio! L’avete ascoltata la colonna sonora rimasterizzata del mitico film? Eccola! http://youtu.be/zIGVNnT9WfM

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